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2006
A cura di Ilaria Ferri, Direttore Animalisti Italiani Onlus.
Uso consentito citando la fonte.
Sebbene l’ANSA riporti nell’Agosto 2005 che il 57% della popolazione italiana porta con se gli animali in vacanza (con la preferenza di scelta: 66% al mare e 27% in montagna) e di questi, sei su dieci scelgono di soggiornare nella seconda casa mentre soltanto 4 su dieci cercano alberghi e pensioni che accettano gli animali. Solo il 10% vengono quindi portati in pensione mentre il 90% sono affidati a parenti e amici.
Secondo “Progresso Veterinario”, Organo ufficiale della Federazione Nazionale Ordine Veterinari Italiani), il 35% della popolazione (22 milioni di italiani) possiede un cane o un gatto. 70 milioni di cani e di gatti vivono nelle famiglie in Europa Occidentale, 120 milioni negli USA. Sempre secondo la stessa fonte, si calcola che il 25% degli animali accolti in casa viene poi abbandonato.
L’abbandono è quindi un costume tipicamente italiano, vergognoso e sintomo di una società incapace di vivere nel rispetto dei diritti degli animali, ma anche noncurante dei danni che questo fenomeno provoca e non solo agli animali. Sono infatti stati stimati dall’EURISPES nell’anno 2001, 4.000 incidenti provocati dagli animali randagi che hanno causato 400 feriti e 20 morti.
Rispetto alla popolazione dei randagi in Italia, il Ministero della Salute offre ancora dati scarsi e raccolti a nostro avviso con una metodologia non scientifica, senza utilizzare per esempio lo strumento dello studio delle popolazioni degli animali randagi. Il Ministero indica infatti, come cani randagi un numero di 59.226 esemplari per l’anno 2004 e di 416.175 cani di proprietà sempre per lo stesso anno.
E’ facile evincere che questi dati non rappresentano la reale situazione, di questa stima non fa parte il numero dei cani accolti nelle case dei cittadini del Lazio non sono iscritti all’anagrafe canina ed è altresì evidente che la cifra stimata dei cani randagi si riferisca unicamente a quelli accolti nelle strutture municipali o convenzionate con esse. Ne risulta che a questi dati sfuggono costantemente il gran numero di esemplari di animali randagi, sia cani che gatti, che invece sono accolti regolarmente nelle strutture di volontariato animalista, nelle case dei cittadini zoofili e soprattutto quelli che restano in strada. Ne consegue quindi, che ogni valutazione, soprattutto in merito alla ripartizione dei fondi da destinare ai Comuni e allo stanziamento di fondi destinati ad essi nel Lazio (così come in tutte le altre regioni italiane), fonda su calcoli empirici.
I vecchi dati dell’EURISPES (2000) e sicuramente sottostimati, sottolineano che sono in totale 350.000 gli animali abbandonati nella stagione estiva di cui 150.000 sono cani. L’Associazione Gaia – Animali & Ambiente suggerisce che ben l’80% di questi muoia durante i primi 3 giorni in strada.
E a nostro avviso il randagismo invece di diminuire nel corso degli ultimi anni, aumenta.
E ciò che appare ancor più evidente è che il fenomeno del randagismo è ben lontano dall’essere risolto nel nostro paese. Quello che di certo sappiamo è che la stragrande maggioranza degli animali abbandonati non viene accolto dalle strutture municipali, le quali sono strapiene e non ben gestite.
UNA TRAGICA REALTA’ LOCALE
Il Comune di Fiumicino, viste le sue caratteristiche geografiche, è particolarmente soggetto al fenomeno dell’abbandono degli animali. E’ quindi un territorio che, come quello di molti altri comuni, presenta un numero rilevantissimo di cani e gatti abbandonati.
E’ per noi inconcepibile che il Comune e il canile della Muratella di Roma non siano in grado di svolgere il compito che istituzionalmente è loro affidato e per questo finanziato. Continuare a delegare le proprie funzioni e competenze previste dalla legge regionale sul randagismo (n. 34/’97) a privati cittadini zoofili non sostenuti, se non dal proprio amore e rispetto per gli animali, non è solo una evidente omissione dei propri compiti da parte delle istituzioni e delle strutture preposte, ma è anche una palese ammissione della mancanza di organizzazione, coordinazione, e pianificazione della gestione delle strutture municipali (quando ci sono) e di quelle con esse convenzionate. E’ anche una lucida scelta che sfrutta l’amore e la compassione ed il ricatto emotivo ed affettivo per scaricarsi a buon mercato la coscienza contando sulla disponibilità, dedizione e professionalità acquisita sul campo, di chi davvero si prende cura degli animali.
C’è inoltre da sottolineare quanto sia deprecabile la convenzione con strutture private e prive di qualunque controllo da parte dei Comuni, è noto infatti il meccanismo di facile guadagno garantito a tali strutture che quindi non incentiva le adozioni e non favorisce il benessere degli animali rinchiusi.
Tutto questo costerebbe loro troppo. Perdere un “ospite” significa perdere un incasso, favorire il benessere degli animali vuol dire investire in strutture che non abbiano la caratteristica dei lager.
UN RAGGIO DI SPERANZA A FIUMICINO
L’Associazione “AVAR - Il Faro”, è nata dalla volontà di un piccolo gruppo di cittadini zoofili ed ha come Presidente Silvana Luongo. L’Associazione si occupa prevalentemente di soccorrere animali randagi, curarli, sterilizzarli e darli in adozione. Nasce nel 1999 e dal 2002 ha avuto in uso un terreno privato per accogliere cani e gatti. Nel 2001 ha stabilito una convenzione con durata triennale con il comune di Fiumicino per un contributo annuo di 30.000.000 di Lire. Dal 2002 l’Associazione deve ancora avere cinquemila euro dal comune di Fiumicino per le attività di sensibilizzazione al fenomeno del randagismo, svolte nelle scuole del territorio. E dalla convenzione del 2004-2005 deve ricevere ancora duemila euro.
Questi fondi sono assolutamente insufficienti per la gestione di tutti i randagi raccolti, ed inoltre, la mancanza di una adeguata struttura di rifugio non consente di agire nel migliore dei modi.
Dalla nascita dell’Associazione sono stati fatti adottare 550 cani e 469 gatti:
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Anno |
Cani |
Gatti |
Note |
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2001 |
63 |
102 |
Nel Primo Semestre: 150 Sterilizzazioni di gatti. Nelle case private accolti dai volontari 35 gattini tra i 20 giorni e 2 mesi. |
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2002 |
112 |
97 |
100 gatti sterilizzati e 22 cani. |
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2003 |
152 |
108 |
Solo nel primo semestre le spese sono state di € 9.981,75 |
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2004 |
112 |
86 |
117 sterilizzazioni tra cani e gatti |
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2005 |
92 |
72 |
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2006 |
19 |
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Riferimento solo ai primi mesi del 2006. Nel rifugio sono presenti 70 gatti e 21 cani. |
Numerosi animali sono regolarmente e costantemente accolti nelle case dei volontari. Questa scelta obbligata nasce per le ovvie difficoltà logistiche del rifugio che non offre le garanzie necessarie per la crescita e lo svezzamento dei cuccioli abbandonati. Il terreno è privo di acqua corrente, luce e gas.
Sarebbe impossibile accudire come dovuto i cuccioli che molto spesso giungono al gruppo operativo dell’Associazione ancora in età di allattamento.
L’Associazione ha anche favorito l’adozione internazionale con regolare passaporto europeo. Un cane è stato adottato in Inghilterra, uno in Norvegia e 20 in Germania. Di tutti questi animali l’Associazione ha personalmente gestito l’adozione e accompagnato gli animali a destinazione, costantemente riceve aggiornamenti e foto degli animali adottati.
L’Associazione gestisce anche 20 colonie feline, con un totale di circa 250 gatti. Nel Comune di Fiumicino vi sono inoltre circa 50 altre colonie.
Risultano essere ospitati, invece, dall’Hotel Cani & Gatti, struttura in convenzione con il Comune, 59 cani (Dati Asl RMD).
I FINANZIAMENTI DELLO STATO E DELLE REGIONI PER LA RISOLUZIONE DELLA PIAGA DEL RANDAGISMO.
IL COMUNE DI FIUMICINO
Il comune di Fiumicino, in base alla legge regionale n. 34 del ’97 “Tutela degli animali da affezione e prevenzione del randagismo”, ha avuto la possibilità di usufruire dei fondi assegnati dalla Regione Lazio. Infatti, la legge quadro nazionale n. 281 del ’91 “Tutela degli animali da affezione e prevenzione del randagismo” prevede lo stanziamento di fondi nelle finanziarie annuali e, ovviamente, finanziamenti regionali. Nel 2001 per il Comune di Fiumicino erano stati stanziati 360.249.600 Lire; nel 2002, 140.393 Euro. Tali fondi, entro due anni dalla data dell’assegnazione, devono essere utilizzati; gli Enti assegnatari devono produrre idonea documentazione alla Regione che consiste in una relazione sulle motivazioni circa la necessità dell’opera da realizzare con riferimenti al fenomeno del randagismo, con copia del progetto di massima dell’opera, tenendo conto ovviamente di quanto previsto dalla legge regionale. In un secondo tempo le assegnazioni si concretizzano quindi in una effettiva erogazione del contributo quando i comuni presentano il progetto esecutivo. L’erogazione consiste in una prima parte del finanziamento pari al 30% e, successivamente, una volta verificato il rispetto dei parametri previsti dalla normativa, si procede all’erogazione del saldo pari al 70%. Attualmente, dai dati ricevuti dalla Regione Lazio “Direzione Regionale e Tutela della Salute e Sistema Sanitario Regionale / Area dei Diritti Animali” richiesti dal Consigliere Provinciale dei Verdi Gianluca Cavino in data 13/02/2006, risulta che la Regione Lazio ha messo a disposizione del Comune di Fiumicino l’importo di Euro 326.446, 39 Euro.
E’ quindi evidente, come anche sottolineato da uno studio effettuato da Raffaella Teppati dell’Ufficio Legislativo dei Verdi-Senato, che solo il 30% dei fondi a disposizione e stanziati per la legge sul randagismo 281/91, viene effettivamente utilizzato dai Comuni, mentre i fondi inutilizzati finiscono nelle economie della Regione.
Anche nel caso di Fiumicino, quindi, non sono i fondi a mancare ma è l’interesse della amministrazione locale che latita gravemente. E’ anche necessario sottolineare che invece una gran quantità di denaro viene utilizzato per ricoverare i cani nelle strutture convenzionate private in cui non vi è alcuna garanzia per gli animali per l’impossibilità di qualunque controllo diretto sulla gestione, il mantenimento e il rispetto del benessere animale.
In particolare l’Hotel Cani & Gatti non può di certo essere considerata una struttura ideale per l’accoglienza dei randagi.
Siamo convinti che il canile non sia “la soluzione” al problema del randagismo. Per questo è necessario agire sulla causa del fenomeno favorendo, quale strumento essenziale per la prevenzione del randagismo la pianificazione di massicci interventi di sterilizzazione degli animali randagi, quelli accolti nei canili e nei gattili, ma anche di favorire quella degli animali padronali. Siamo promotori della sterilizzazione pediatrica, strumento utilizzato e ritenuto necessario anche dall’AVAR (Association of Veterinarians for Animals Rights - Associazione Veterinari per i diritti degli animali) al fine di permettere l’adozione dei soli animali sterilizzati. Questa pratica ha dimostrato essere l’unico efficace strumento per la riduzione del numero degli animali randagi.
E’ comunque necessario realizzare una struttura di accoglienza e transito per gli animali randagi nel Comune di Fiumicino. La nostra filosofia di intervento e di azione sposa il progetto del veterinario zoo-antropologo Roberto Marchesini. Il Canile non deve essere più una struttura lontana dai cittadini e dal tessuto sociale e concepita unicamente come luogo di “sanificazione” e detenzione. Il “Parco Canile” è una struttura che offre, non solo il ricovero e le cure necessarie per gli animali randagi, ma assume un significato chiave nella costruzione del corretto rapporto uomo-animale che noi tutti auspichiamo e che intendiamo promuovere.
La struttura del parco canile è quindi un luogo in cui tutte le esigenze socio etologiche degli animali sono rispettate, un luogo d’incontro tra i cittadini e gli animali non umani meno fortunati.
All’interno della struttura così concepita, ricca di piante e prati, di ricoveri che non siano solo delle gabbie, si sviluppano dei programmi di educazione al corretto rapporto uomo-animale, si incentiva l’adozione e si partecipa attivamente a quella rivoluzione culturale necessaria, al fine di raggiungere l’auspicabile corretta convivenza tra l’uomo e gli animali.
Il Progetto del “Parco Canile” è stato approvato dalla città di Genova grazie allo sforzo e all’impegno del Consigliere Regionale dei Verdi Cristina Morelli, un progetto che finalmente vedrà quindi la luce, offrendo alla città e a tutti i cittadini umani e non umani, la speranza di un futuro migliore e di una convivenza possibile.